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CARCERI: A FOSSOMBRONE EDUCAZIONE MOTORIA, CALA AGGRESSIVITA'

Se l'attività fisica in carcere aiuta a ridurre del 25% la tendenza a perdere il controllo e del 20% l'instabilità emotiva, l'istituzione di lezioni fisse di educazione motoria potrebbe contribuire a risolvere i problemi che si registrano oggi nelle strutture penitenziarie, dalle rivolte ai suicidi, diminuire la spesa sanitaria e creare occasioni di lavoro per i giovani.

E' quanto emerso dall'incontro che a Fossombrone ha visto detenuti e campioni dello sport, da Mabel Bocchi ad Ario Costa, insieme per la presentazione del libro "L'attività motoria nelle carceri italiane e l'esperienza di Fossombrone", scritto da Ario Federici, professore dell'Università feltresca, e Daniela Testa, insegnante di scienze motorie.

"Ansia, stress e depressione portano a comportamenti deleteri - ha spiegato Federici -, ed è per questo che abbiamo puntato sullo sport per superare i problemi causati dall'ipocinesia". "L'introduzione della figura dell'educatore fisico nelle carceri rappresenterebbe una soluzione - ha sostenuto la Testa -, capace di migliorare la vita dei detenuti ma anche del personale penitenziario".