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Galata Genova, memorie e migrazioni sulle rotte dei migranti

Museo inaugura nuovo allestimento multimediale

17 novembre, 20:15
Museo del Mare, emigranti guardano a un nuovo mondo Museo del Mare, emigranti guardano a un nuovo mondo

Dall'Italia al resto del mondo, sulle rotte dei 29 milioni di italiani che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del secolo scorso sono emigrati in cerca di fortuna. E' il viaggio nella memoria e nelle migrazioni proposto dal nuovo allestimento permanente del Galata Museo del Mare di Genova. Un percorso di emozioni e sensazioni, al terzo piano del piu' grande museo marittimo del Mediterraneo, con piu' di 40 postazioni multimediali per raccontare come le migrazioni segnino la societa' italiana.

 

I visitatori, una volta entrati, indossano i panni virtuali del migrante, con tanto di passaporto che lo trasforma in uno dei venti migranti - famosi e non - dei quali e' stata ricostruita la storia. ''Tra loro anche Rodolfo Valentino - ricorda Campodonico - che parti' povero da Genova e trovo' fama in America''.

 

Dopo aver attraversato la ricostruzione dei carrugi della Genova dell'Ottocento, l'imbarco avviene attraverso la ricostruzione del piroscafo 'Citta' di Torino'. Suggestiva la ricostruzione dell'imbarcazione: da un camerone con le cuccette riservate agli uomini alla seconda classe, con cabine a quattro letti, dall'infermeria alla cabina del commissario di emigrazione che sorvegliava i passeggeri. Non mancano poi la cella, dove veniva imprigionati i passeggeri violenti, il refettorio e la sezione femminile, con letti un po' piu' grandi per le mamme che avevano con se' i bambini.

 

''Il viaggio e' diretto alle tre destinazioni storiche degli italiani, l'Argentina tra 1860 e il 1880, il Brasile tra e il 1880 e il 1892 gli Stati Uniti con Ellis Island dal 1892 in poi'', spiega il direttore del Museo, Pierangelo Campodonico. Il primo approdo e' quello della Boca, appena fuori Buenos Aires, il quartiere dove si insediarono i liguri nella prima meta' dell'Ottocento, con le sue case dai colori vivaci e le note del tango e della milonga diffuse da un grammofono a 78 giri.

 

La seconda tappa e' invece il Brasile, tra le piantagioni di caffe' e la foresta tropicale che a partire dal 1880, e fino al 1892, attirarono quasi 2 milioni di persone. ''Cittadini padani chiamati dai fazenderi - racconta il direttore del museo - per lavorare nelle piantagioni, mentre friulani, veneti, trentini e lombardi si avventurarono nelle foreste dove fu loro concesso un appezzamento di bosco''. L'ultima destinazione e' quella di Ellis Island, dove l'emigrazione era selezionata da psicologi che valutavano le capacita' intellettive dei singoli migranti.

 

Dall'emigrazione il visitatore entra nel mondo dell'immigrazione. ''Una stazione - spiega Campodonico - ricorda, con le immagini storiche, che l'immigrazione non e' una questione di oggi ma e' iniziata a partire dagli anni '70''. La sezione ne ricostruisce la storia: parla dei viaggi disperati di gente partita anche a piedi dal Paese d'origine, in certi casi attraversando il deserto prima di potersi imbarcare e approdare a Lampedusa.

 

Di questi viaggi, spesso drammatici, segnati anche dalla perdita di numerose vite umane, e' testimonianza, nell'ultima postazione della mostra, un ''barcone'' originale che servi' a un gruppo di immigrati per raggiungere l'Italia. In esposizione sono anche gli oggetti rimasti a bordo dopo lo sbarco: giubbotti di salvataggio, un corano, una tazza. ''Questo padiglione - conclude Campodonico - ricorda che il fenomeno dell'immigrazione non e' solo legato all'emergenza ma anche al mondo del lavoro e alla scuola, realta' della quale gli stranieri oggi sono una componente molto importante''.

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