Corte Conti Francia, atomo non conviene piu'
Rapporto, tra spese sicurezza e incertezze future salgono costi
01 febbraio, 11:18(di Chiara Rancati)
Il nucleare costa sempre di piu', e con i miglioramenti alla sicurezza delle centrali previsti dopo il disastro di Fukushima, le spese cresceranno in modo ancora piu' rapido. E' il verdetto della Corte dei conti francese, contenuto in un rapporto sui costi della filiera dell'atomo presentato al governo di Parigi.
''Quali che siano le scelte fatte per mantenere il livello di produzione attuale (di energia elettrica) - scrive la Corte - investimenti importanti sono da prevedere a breve e medio termine, tali da rappresentare almeno un raddoppio del ritmo attuale di investimento in manutenzione. Cio' fara' aumentare il costo medio di produzione dell'ordine del 10%''. Oggi, tale costo e' di 49,50 euro per megawattora, ma nei prossimi 10 anni potrebbe salire fino a 57 euro, o addirittura sfiorare i 60.
Difficile stabilirlo con certezza, dato che sul costo effettivo degli interventi necessari, nota ancora la Corte dei conti transalpina, resta una ''grande incertezza''.
Ancora piu' elevati saranno i costi di produzione di energia del 'nuovo' nucleare, quello delle centrali Epr di nuova generazione: a causa dei numerosi slittamenti sulla data di entrata in servizio del primo impianto di questo tipo, in costruzione a Flamanville, saranno inizialmente di 70-90 euro al megawattora. Teoricamente, il costo dovrebbe scendere per gli impianti successivi, ma anche in questo caso, dice sempre la Corte, e' impossibile fare previsioni certe.
Il problema dei costi, sottolinea poi il rapporto, e' pero' strettamente legato a un altro fattore: le scelte strategiche legate alla durata della vita delle centrali, e le decisioni di investimento conseguenti. ''La Corte si augura - afferma il presidente Didier Migaud in un'intervista a Le Monde - che le scelte future non siano effettuate in modo implicito, ma che sia formulata e adottata una strategia energetica, in modo esplicito, pubblico e trasparente''. Una questione che, rimarca poi, si fa sempre piu' urgente, dato che da qui a fine 2022 ben 22 dei 58 reattori in funzione in Francia raggiungeranno i 40 anni di attivita', soglia per lo smantellamento.
Chiuderli tutti come previsto, e allo stesso tempo mantenere l'attuale quota di produzione di energia da fonti nucleari (74% della produzione complessiva nazionale) richiederebbe''uno sforzo considerevole di investimento a breve termine, che pare improbabile, se non impossibile''.
Cio' significa, spiega sempre Migaud, che se la Francia non vuole ridurre la quantita' di energia che produce ogni anno, puo' fare solo due cose: ''Prolungare le nostre centrali oltre i 40 anni, o far evolvere significativamente il mix energetico verso altre fonti energetiche, cosa che comporta investimenti complementari''. La nuova generazione di impianti avanza infatti troppo lentamente, e a costi troppo elevati, perche' si possa sperare che sostituisca le vecchie strutture nel giro di un decennio.












