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Ocse: Italia tra i piu' colpiti da crisi, -4,1 punti di Pil

Al 20/mo posto per Pil pro-capite, ridurre tasse su lavoro e pensioni

10 marzo, 13:33

ROMA - L'Italia è tra i Paesi dell'Ocse che maggiormente subiranno gli effetti della crisi. E' quanto afferma l'Ocse nel rapporto 'Obiettivo crescita' nel quale stima che complessivamente, nel lungo periodo, la crisi si tradurrà per l'Italia in un calo di 4,1 punti di Pil, contro una media Ocse di 3,1 punti. In situazione peggiore rispetto all'Italia ci sono solo l'Irlanda (sulla quale la crisi si tradurrà in una perdita di 11,8 punti di Pil), la Spagna (-10,6) e la Polonia (-4,4).

ITALIA 20MA PER PIL PRO-CAPITE,CRESCE GAP PRODUTTIVITA' - L'Italia è al ventesimo posto, sui trenta paesi dell'Ocse, sia per quanto riguarda la produttività sia il Pil pro-capite. A causa della crisi, lo scarto in termini di produttività tra l'Italia e i principali Paesi dell'Ocse "si è ampliato", arrivando al 25%. Lo dichiara il Rapporto 'Obiettivo crescita 2010' dell'Ocse, che colloca il nostro Paese al ventesimo posto su 30 per questo parametro. La differenza di Pil per ora di lavoro,rispetto alla "metà superiore" dei 30 Paesi Ocse, è arrivata oltre il 20%, mentre quella del Pil pro-capite sfiora il 30%. "I risultati dell'Italia sulla produttività sono rimasti mediocri", scrive l'Ocse, anche se "il comportamento del mercato del lavoro, sia per il tasso di attività che per quello di disoccupazione, è regolarmente migliorato fino a quando l'economia è stata toccata dalla crisi".

RIDURRE TASSE SU LAVORO E PENSIONI, BASTA CONDONI - L'Italia deve ridurre le tasse sul lavoro e sulle pensioni, oltre ad aumentare le deduzioni nell'Irap. Allo stesso tempo, finanziando le riduzioni fiscali con la lotta all'evasione, dovrà porre fine ai "condoni fiscali". E' quanto si legge nella scheda dedicata all'Italia nel rapporto 'Obiettivo Crescita' pubblicato oggi dall'Ocse, in cui si sottolinea che il peso del fisco nel nostro Paese è decisamente superiore a quello dell'area degli altri Paesi industrializzati. In particolare, per un single a basso reddito e senza figli la pressione fiscale nel 2008 sì è avvicinata al 45%, mentre è sotto il 35% nell'area Ocse. Per una persona sposata, con medio reddito e due figli, la tassazione supera il 35%, contro una media Ocse vicina al 27%. L'Ocse, nel suo rapporto 'Obiettivo crescita', raccomanda inoltre all'Italia di ridurre la presenza dello Stato nell'economia, "accelerando le privatizzazioni e sopprimendo le golden share", e gli ostacoli normativi alla concorrenza, "rinforzando ancora le autorità di controllo". L'Italia, prosegue ancora l'Ocse, deve poi "migliorare il tasso di scolarizzazione e di riuscita nell'istruzione superiore", anche "accrescendo il livello dei finanziamenti privati" soprattutto in ambito universitario. E' necessario inoltre, conclude l'Ocse, riformare la governance delle imprese, "rafforzando il ruolo degli amministratori indipendenti e i diritti degli azionisti di minoranza", decentralizzare le negoziazioni salariali e rinforzare gli incentivi all'innovazione.

PADOAN, RIPRESA DEBOLE E INSTABILE, SERVONO RIFORME - La ripresa economica dei Paesi dell'area Ocse appare "debole e instabile" e potrebbe essere aiutata dalle riforme strutturali, a partire dal mercato del lavoro. E' quanto emerge dal rapporto dell'Ocse "Obiettivo Crescita" pubblicato oggi. "La recessione ha lasciato cicatrici profonde che resteranno visibili per molti anni ancora", osserva il capo economista dell'Organizzazione parigina Pier Carlo Padoan, aggiungendo che tuttavia "c'é ancora tempo per ridurre queste cicatrici attraverso una appropriata azione politica". "La recessione ha abbassato gli standard di vita e di occupazione su basi durevoli e al tempo stesso ha messo a rischio la sostenibilità delle finanze pubbliche", si legge nel rapporto, in cui si sottolinea come i Paesi aderenti all'Ocse possano contenere i danni di lungo termine generati dalla crisi con investimenti in ricerca e infrastrutture e politiche che consentano di rendere il mercato del lavoro più flessibile e di ridurre i deficit di bilancio.

 

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