Usa, bruciano copie in giardino di casa
Due leader religiosi locali hanno effettuato il 'rito' provocatorio di dare alle fiamme il libro sacro
12 settembre, 19:33Correlati
ROMA - Nonostante i numerosi richiami e appelli, e anche dopo la rinuncia da parte del pastore Terry Jones a bruciare copie del Corano in occasione dell'11/9, due leader religiosi locali hanno comunque effettuato il 'rito' provocatorio di dare alle fiamme il libro sacro, ieri nel giardino delle loro case a Springfield, in Tennessee. Il reverendo Bob Old e il reverendo Danny Allen hanno dichiarato che sono diverse le ragioni dietro a quel gesto, scrive oggi la stampa locale, soprattutto difendere la Costituzione degli Stati Uniti e il popolo americano, ma che non ha nulla a che fare con l'11/9. ''E' una questione di fede, e' una questione d'amore, ma deve essere ispirata al libro giusto. E questo e' un libro di odio, non un libro d'amore'', ha detto Old tenendo in mano una copia del Corano, durante la 'cerimonia' nel giardino di casa sua. L'episodio, sebbene rimasto circoscritto, non e' comunque passato inosservato alla comunita' locale che lo ha contestato e tre donne, che hanno perso loro cari nella guerra in Afghanistan, hanno manifestato il loro dissenso davanti alla casa del reverendo Old.
di Stefano de Paolis
IRAQ, CRISTIANI TIRANO SOSPIRO DI SOLLIEVO - La decisione del pastore americano Terry Jones di non bruciare copie del Corano ha fatto tirare un grande sospiro di sollievo ai cristiani in Iraq, che gia' da anni si sentono, e sono, nel mirino gruppi estremisti e temevano che un gesto del genere avrebbe solo peggiorato le cose. Certo, non si aspettavano che, paradossalmente, la vicenda li ha invece riavvicinati alla comunita' islamica. Nel tentativo di scongiurare il pericolo, nei giorni scorsi il Consiglio dei patriarchi delle chiese cristiane irachene ha diffuso un comunicato in cui, citando anche la Bibbia, esprimeva ''grande preoccupazione'', ma anche ''collera'' per ''un atto vile'' contro ''i nostri fratelli musulmani e il loro libro sacro'' perche' ''bruciare il libro sacro e' terrorismo''. Una dichiarazione simile e' stata diffusa anche dall' arcivescovo caldeo di Erbil che ha denunciato il minacciato rogo come un ''atto immorale'', un insulto ''per seminare rancore'' e colpire la comunita' islamica che ha appena terminato il digiuno purificatore del Ramadan e festeggia l'Eid al Fitr. E proprio la minaccia ''dell'insulto'' in concomitanza con la fine del mese di Ramadan ha dato lo spunto, dopo diversi anni, a decine e decine di cristiani nella provincia sunnita di al Anbar per prendere parte ai festeggiAmenti dell'Eid. In particolare a Ramadi, dove secondo il predicatore della Chiesa Assira Rommel Haul la condivisione da parte dei cristiani delle celebrazioni e' stata una ''risposta spontanea e naturale agli estremisti, da entrambe le parti''. Allo stesso tempo, un religioso musulmano di Habaniya, lo sheikh Abdullah Mar'awi, ha sottolineato che ''i cristiani, uomini e donne, sono venuti a celebrare l'Eid sin dal mattino. Erano vestiti con i loro abiti migliori, come noi, e hanno portato dolci, biscotti, e fuochi d'artificio per i bambini. E' stato uno spettacolo spontaneo di amicizia e fratellanza''. Negli anni del regime di Saddam Hussein, i cristiani in Iraq erano rispettati e integrati, tanto che alcuni di loro arrivarono anche ad avere incarichi importanti, come il vice premier Tareq Aziz. Alla fine degli anni '90 erano oltre un milione, sparsi in tutto il Paese e soprattutto al Nord. Ora, secondo varie stime, sono circa la meta'. E ieri, anche a Kirkuk, nel Nord, dove in particolare nel 2008 la comunita' cristiana e' stata piu' volte presa di mira con 'spedizioni punitive' e omicidi indiscriminati che nei momenti piu' gravi hanno spinto migliaia di famiglie alla fuga, la vicenda ha avuto infine risvolti positivi. Secondo fonti locali citate da Asianews, in occasione dell'Eid al-Fitr gli iman locali hanno letto nelle moschee il messaggio dell'arcivescovo locale Louis Sako, che con una delegazione di parroci ha fatto visita ai leader musulmani, per festeggiare la fine del Ramadan. Nel sermone nella grande moschea cittadina, l'imam Ahmad ha affermato: ''I nostri fratelli cristiani sono sempre pronti a mostrarci la loro solidarieta'. La loro denuncia ci ha tranquillizzato'', mentre lo sheikh Ismail Al Hadida, davanti alla cattedrale di Kirkuk, ha chiesto a tutti i musulmani di proteggere i cristiani e l'arcivescovado.







